Una serata al “Femminile” intervista al M. Valeria Ferrara

Lug 8th, 2022 | By | Category: Eventi

L’evento artistico, dal nome “Femminile Plurale”, si è tenuto nella chiesa di Sant’Anna di Palazzo. Ideato e organizzato dalla musicista Valeria Ferrara, Femminile Plurale fa parte di MUSICAVIVA un progetto che la stessa Valeria porta avanti da circa 10 anni.

Il programma del concerto è stato tutto al femminile: dalla scelta della chiesa – è intitolata a Sant’Anna, protettrice delle partorienti – fino alla scelta del repertorio che è interamente dedicato a 4 compositrici ritenute autrici minori in quanto donne.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare l’ideatrice e la musicista del progetto.

Virtuosa del pianoforte e appassionata docente di strumento, lei dirige concerti da circa 10 anni attraverso un progetto intitolato “MusicaViva”. Ma com’è nata l’idea del progetto e qual è il suo obiettivo?

Il progetto MusicaViva era già dentro di me ai tempi del liceo ,che frequentavo contemporaneamente al Conservatorio S.Pietro a Majella. Quando parlavo di musica classica con i miei coetanei o con le persone in generale mi rendevo conto che le loro considerazioni negative sul genere classico erano dovute al pregiudizio ,che tento di sradicare, che la musica classica si appannaggio di una élite culturale e sia, ancor più definizione impropria, una musica di “nicchia”. Tali considerazioni erano e sono dettate da una incapacità di cogliere il linguaggio della musica classica nella sua intima essenza, di capirne i punti di contatto con la storia del pensiero. Nella patria della cultura musicale è una materia studiata poco e male e MusicaViva si pone l’arduo obiettivo di diventare uno strumento di “educazione all’ascolto consapevole” che induca ad avvicinare l’ascoltatore al genere classico e alla Bellezza di un linguaggio artistico e critico densamente connesso con la realtà storica e sociale dell’uomo. I concerti della rassegna MusicaViva sono in realtà lezioni in forma di concerto in cui l’interprete è al servizio dello spartito, che viene descritto nella sua struttura in un linguaggio piano e discorsivo, mai scevro del collegamento con la storia personale del compositore e della storia del suo tempo ed il pubblico, immerso in questo racconto, diventa parte integrante della serata e non ascolta più in maniera passiva ciò che gli viene proposto. Ogni concerto è così una storia nella storia ed io sono solo il ‘’nocchiero” che traghetta l’ascoltatore verso la scoperta di ciò che ascolta e verso la sua intima comprensione.

In uno dei suoi ultimi eventi “ Femminile Plurale” ha messo in risalto il ruolo della donna ,che oggi come allora ,sono vittime di un patriarcato che sembra quasi essere irremovibile. La scelta del repertorio è difatti interamente dedicata alle donne. Si è sentita particolarmente vicina ad una di queste artiste?

Femminile Plurale è una sezione di concerti dedicati a quelle donne che hanno scritto musica in un periodo in cui la presenza maschile era assoluta; si pensi a Chopin, Liszt e a tutti i compositori del Romanticismo musicale. Mentre gli uomini erano sulle luci della ribalta, loro combattevano per ottenere un posto nel mondo musicale e hanno lottato con dignità e con coraggio, osteggiate non solo dagli uomini che incontravano sul loro percorso ma anche dalle famiglie di origine che in una società borghese relegavano la donna al pianoforte a mera intrattenitrice durante le feste private, quando era permesso loro di poter suonare. Il loro animo, il loro pensiero e tutto ciò che intendevano portare nei suoni in qualità di compositrici era loro negato. A mio avviso, l’arte prende le mosse da un momento soggettivo che poi viene superato nel carattere di universalità proprio della raggiunta oggettività estetica. La musica scritta dalle autrici quali C. Chaminade, M.Jaell, Mel Bonis è data dalla loro sofferenza intima che permane nel cerchio superiore della oggettività dell’universale estetico ,esattamente come accade per i titani Chopin, Liszt ,Schumann…Perché negarne il portato estetico e il valore universale in nome di un patriarcato che non ha nessuna ragione di esistere. Per tale motivo sono molto vicina alla Chaminade, alla sua scrittura totalizzante, al suo senso estetico sinfonico e alla percezione che il pianoforte sia una grande compagine orchestrale fatta di mille sfumature diverse, nelle quali confluiscano frammenti di vita vissuta.

Parlando di musica classica, nello specifico del pianoforte, cosa significa per lei portare alla luce questa musica?

Il pianoforte ha tasti bianchi e neri, rappresenta la completezza armonica, la sintesi degli opposti. E ’uno strumento che, da qualsiasi prospettiva lo si guardi, è un amante che ti costringe a sé. E’ un amore forte e totalizzante e portare alla luce il repertorio pianistico, desueto e non, significa accostarmi allo spartito con il timore reverenziale di un bambino che ha dentro di sé stupore e meraviglia. I pianisti ed i musicisti sono dei privilegiati perché possono godere della Bellezza dell’Arte dall’interno in ogni momento, ma nulla varrebbe se non lo divulgassero e condividessero con gli altri. E’ un dono che va condiviso anche perché suonare con e per gli altri ti mette a nudo con i tuoi limiti e ti porta inevitabilmente a fare i conti con te stesso, e questa è la parte più complessa ed avvincente di questa storia di vita che passa attraverso i suoni.

Ritornando al passato, cosa ha influito maggiormente nella scelta del suo percorso formativo? E come la musica è entrata a far parte della sua vita, diventando poi un lavoro?

La mia più grande fortuna è stata di abitare nello stesso palazzo di una grande pianista, Maria Cuomo Pellegrino  amica di infanzia di mia nonna. Mi hanno detto che passavo la giornata alla finestra ad ascoltare i suoi allievi suonare lasciavo anche le bambole pur di stare al davanzale. Un giorno mia nonna riferì l’accaduto e la pianista mi accolse per una prova. Avevo quattro anni e non arrivavo nemmeno con i piedini in terra, ma in quel momento ciò che volevo si stava avverando… le manine non arrivavano ai tasti neri ma la pianista non smise un attimo di crederci… perché una delle fortune della vita è avere un Maestro che creda in te! Ho sempre avuto la sensazione che, pur non provenendo da una famiglia di musicisti, la mia strada fosse già scritta, ed io ho avuto il privilegio e la possibilità di intraprenderla. La mia insegnante e il mio mentore per il proseguimento degli studi è stata la pianista A.Pennella, alla quale devo tutto in termine di formazione pianistica ed umana. Questo senso umano, il riconoscimento e la volontà di insegnare sono apparsi molto presto e subito dopo il Diploma, come un segno di riconoscenza verso ciò che avevo avuto e che anche oggi ho voglia di dare e trasmettere ai miei allievi. Il musicista che insegna uno strumento è anche un educatore nel senso primigenio del termine ex-ducere: portare fuori da ogni ragazzo ciò che ha dentro, aiutare a disvelare la sua anima, il suo vissuto, la sua forza interiore, il suo talento, per mezzo dei suoni.

Ha parlato infine di Napoli e dell’amore che prova verso la sua terra, ma cos’è Napoli per lei?

La rassegna MusicaViva trova la sua naturale collocazione all’interno di Musei, Chiese, Fondazione, luoghi che rappresentano la congiuntura tra storia e arte. Ogni programma proposto nei concerti è cucito su misura in base alla storia del luogo ospitante per analogia o per contrasto e il linguaggio visivo passa attraverso quello musicale in un processo osmotico senza soluzione di continuità. Napoli è questo per me, una osmosi continua tra la Bellezza e l’Arte, una fucina di luoghi straordinari talvolta non conosciuti che meritano rispetto e che devono essere disvelati e diventare patrimonio della società civile. Sono orgogliosamente napoletana, figlia delle sue contraddizioni e credo che il contrasto stesso sia sempre una grande forza da cui attingere e possa essere foriero di ispirazione artistica, in cui le parti dissimili provino  anche ad armonizzarsi. Napoli, per restare in termini tecnici, è una armonia dissonante che fa della dissonanza stessa la sua immensa unicità!

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